SERIE C - GIRONE B
27ESIMA GIORNATA
DOM. 23 FEBBRAIO 2020
STADIO "PIETRO BARBETTI"
ORE 15

GUBBIO

0

REGGIANA

0

28ESIMA GIORNATA
MERC. 26 FEBBRAIO 2020
STADIO "SANDRO CABASSI"
RINVIATA

CARPI-GUBBIO

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Classifica

Vicenza
Reggiana
Carpi
Sudtirol

Padova
Feralpisalo
Piacenza
Modena
Triestina
Sambenedettese
Fermana
Virtus Verona
Cesena
Gubbio
Vis Pesaro
Ravenna
Imolese
Arzignano Val.
Rimini

Fano

61
55
53
48
44
44
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40
33
33
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28
28
27
23
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27ESIMA GIORNATA
DOM. 23 FEBBRAIO 2020

Arzignano Valchiampo
Padova
rinviata

-
-

Cesena
Vicenza

1
3

Fano
Imolese

2
0

Feralpisalo
Carpi
rinviata

-
-

Fermana
Vis Pesaro

1
1

Modena
Sudtirol

1
0

Piacenza
Sambenedettese
rinv.

-
-

Ravenna
Triestina

0
1

Virtus Verona
Rimini

0
0

-

Marcatori 2019-2020
Serie C - Girone B

Biasci Carpi
Paponi Piacenza
Zamparo Reggiana/Rimini
Butic Cesena
Mazzocchi Sudtirol

14
13
11
10
10

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Marcatori Gubbio
2019-2020

Gomez
Sbaffo
Cesaretti
Filippini
Malaccari
Munoz
Maini
Sorrentino
Zanoni

5
5
4
2
2
2
1
1
1

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28ESIMA GIORNATA
MERC. 26 FEBBRAIO 2020

Carpi-Gubbio

Imolese-Fermana

Modena-Arzignano V.

Ravenna-Padova

Rimini-Fano

Sambenedettese-Cesena

Sudtirol-Feralpisalo

Triestina-Reggiana

Vicenza-Piacenza

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Giammarioli: "Ancora è prematuro, ma già idee chiare"

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IN FOTO, IL DIESSE STEFANO GIAMMARIOLI.

Quattro chiacchiere tra noi e il direttore sportivo: "Presente per l'ultimo saluto a Simoni, era doveroso. A Gubbio riuscì a tenere a bada le chiacchiere superflue. In B? Su Maran e Bazzoffia vi racconto cosa era successo. Torrente ed io, in mente già un programma e lo esporremo al presidente..."
A seguire tutti gli aggioramenti e le news...

LE IMMAGINI DEL MATCH: » LE FOTO DI GUBBIO - REGGIANA

28 MAGGIO 2020
Quattro chiacchiere con il direttore sportivo Stefano Giammarioli. Doveroso partire dal funerale intimo di Simoni, dove Giammarioli era presente: "Presenza doverosa. Per via del Covid-19 è stato purtroppo un funerale ristretto. Il mio gesto importante anche per la nostra città. Penso che in un contesto di totale normalità ci sarebbe stata tanta gente, pure tanti eugubini". Alcuni giorni fa, in una nostra intervista all'ex presidente Fioriti, è venuto fuori come era nata l'idea di portare Simoni a Gubbio. Conferma? "Ma sì. Mi era venuta questa idea, ci fu un incontro con Simoni e non lo sapeva nessuno. Dopo un paio di colloqui lo convinsi, così chiamai Fioriti dicendogli che avrebbe dovuto parlarci: all'inizio era incredulo il presidente, ma io gli consegnai il numero di telefono e gli dissi di chiamarlo direttamente. Da quel preciso momento è nata la trattativa finita bene". Così nacque la triade (Simoni-Giammarioli-Torrente) con risultati che tutti sanno: "Certo, si formò una triade con una intesa perfetta. Ma tutto l'ambiente, dalla società ai tifosi, era bello compatto. La figura di Simoni era determinante perchè era servita per limitare le consuete chiacchere superflue: sapeva tenere tutti a bada". Lo stesso Fioriti ha aggiunto che della serie B ha un rammarico: non essere riusciti per poco ad ingaggiare Maran come allenatore. Lei che ne pensa? "Andai per davvero per due volte a parlarci a Vicenza. La terza volta accettò di avere un incontro qui a Gubbio, ha dormito due notti in città, ed era venuto anche per visionare gli impianti sportivi. Riuscì a farlo conoscere alla società e tutti rimasero entusiasti di questa figura. Lo spessore di Maran come allenatore si vedeva solo parlandoci. Purtroppo poi gli arrivarono altre offerte importanti appena due giorni dopo (tra cui quella del Varese ndr). Lo chiamò successivamente anche il Catania in serie A (dove ha stabilito il record di punti degli etnei toccando quota 56), e con questo vi ho detto tutto". In questi giorni noi di Gubbiofans abbiamo intervistato anche l'attaccante Bazzoffia, ci ha detto che ci fu pure un interesse della Samp. Questa è una notizia, davvero? "Ok, vi racconto una cosa simpatica. A fine partita con la Sampdoria in serie B giocata a Gubbio, l'allora diesse doriano Sensibile ebbe un contatto telefonico con il figlio che gli chiese la maglia di Bazzoffia. Quando mi chiese la maglia rimasi stupefatto. Da lì ho capito che c'era un interesse, facile che parlarono con il calciatore". Torniamo all'attualità. Come pensa che finirà questo campionato? "Credo che alla fine si faranno solo i playoff. Probabilmente ci saranno anche alcune retrocessioni dirette. Però si stanno creando troppe polemiche. Fare delle previsioni non è facile, dietro ci sono tanti interessi e pressioni". Mentre il Gubbio come si muoverà questa estate nel mercato? "A livello professionale, nel mio ruolo non ci si ferma mai. Perciò ho visionato anche tanti calciatori in video. In questo momento tuttavia è prematuro fare una programmazione. Per ora, pertanto, c'è solo un pour parler". Capiamo che ci sarà anche tanto da lavorare perchè molti calciatori vanno in scadenza (ben 15), da Gomez a Coda, non è vero? "Come no? Anche Tavernelli o Megelaitis, per dirne alcuni. Chiaro che con Torrente mi sono già visto e abbiamo parlato: abbiamo delle idee molto chiare. Tutto questo va affrontato con il presidente perchè si dovrà integrare con il budget e con le esigenze aziendali. Ma ribadisco, le idee sono molto chiare e le esporremo a Notari". Le sirene di mercato per Lakti da Pescara in serie B, che ne pensa? "Ora il mercato lo fanno soprattutto i giornalisti. A parte la battuta. Ancora è presto".
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27 MAGGIO 2020
Da meteora a Gubbio, al centro dell'attenzione adesso: Minnozzi in gol, lo cerca ora il Carpi

Vi ricordate Matteo Minnozzi? Non sappiamo se qualcuno lo tiene in mente. Ma era l'estate 2015, il Gubbio proveniva dalle ceneri di una cocente retrocessione nei dilettanti, in una situazione calda che si trascinò per tutto l'arco estivo quando c'era la speranza (poi sopita) di un possibile ripescaggio in Lega Pro. Una squadra che doveva essere costruita daccapo per provare a risalire la china dove fu chiamato Magi. Dall'Ascoli giunse in prestito un giovane attaccante, classe 1996, appunto era Matteo Minnozzi. Poche le apparizioni, tre da titolare con Gavorrano, con il Sansepolcro e nel derby di Gualdo contro il Gualdocasacastalda. Qualche scampolo di partita da subentrato, con una unica rete segnata nella trasferta di Ponsacco. Poche presenze (otto in tutto) ed un solo gol realizzato. Così che a dicembre 2015 fu ceduto al Castelfidardo. Poi ha ricominciato dall'Eccellenza marchigiana prima tra le fila del Montegiorgio e poi con il Porto d'Ascoli dove si fece notare con 28 reti (in 20 presenze), infatti nel 2018 viene ingaggiato dalla Sambenedettese in serie C, ma non ha fortuna (solamente tre presenze con gli adriatici). A novembre del 2018 va a Tolentino segnando 13 reti in 22 presenze in Eccellenza e arriva la promozione in serie D. In questa stagione si fa notare ancora realizzando 14 reti (in 22 presenze). E a quanto pare si è fatto notare di nuovo. Adesso si è scatenata una vera asta. In particolare c'è un forte interesse da parte del Carpi, società presente nel girone del Gubbio. Il direttore generale degli emiliani è Stefano Stefanelli, di Pergola, ex attaccante di Vis Pesaro, Fano, ma ha giocato pure a Gubbio dal 1999 al 2001 con Donati e Dal Fiume in panchina. L'interesse concreto viene scritto a chiare lettere dal quotidiano marchigiano «Corriere Adriatico», notare il link (» leggi). Una notizia che era stata scritta anche dal portale web Tuttoc.com in queste ultime ore. Mentre nel girone ci sono già alcune ufficialità: il Modena ha prolungato per un'altra stagione il contratto al tecnico Michele Mignani che a giugno va in scadenza, rinnovato il rapporto anche con il vice Simone Vergassola. Mentre a Piacenza lascia il ruolo di allenatore Arnaldo Franzini dopo cinque stagioni sulla panchina dei biancorossi.
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26 MAGGIO 2020
Fioriti: "Simoni ha lasciato il segno. In C1 fu calcio spettacolo. In B, se ci fosse stato Maran..."

La scomparsa di Simoni, l'evento ha avuto un vasto eco. Quando era a Gubbio, a quei tempi, come presidente c'era l'imprenditore Marco Fioriti. Ebbene, oggi, proprio con l'ex patron, parliamo di Gigi e come arrivò a Gubbio: "Abbiamo vissuto anni indimenticabili insieme. Non per me, ma per tutta la città di Gubbio. Un uomo che ha lasciato il segno, prima dell'allenatore c'era l'uomo straordinario che è venuto a Gubbio con l'umiltà che lo ha sempre contraddistinto nella sua vita. Non arrivò per i soldi, ma solo perchè aveva sposato la nostra causa e il progetto. Ci teneva al rapporto con le persone e da subito c'è stato feeling. Persona semplice, ma con la dote di essere un grande comunicatore: bastava guardarlo in faccia e sapeva trasmetterti le sue idee e con la sua pacatezza in tre anni ha sempre cercato di tenere le fila di tutto. Ha sempre lavorato sempre per un obiettivo, per noi nel quotidiano è stato un crescendo continuo dal punto di vista professionale. Lui faceva il direttore tecnico ed io ero il presidente, entrambi avevamo un ruolo strategico. Fu davvero il nostro valore aggiunto". Ma come è nata questa pazza idea di ingaggiare Simoni? "Non avrei mai creduto che potesse succedere. Era il personaggio dei sogni. A Gubbio abbiamo avuto Fulvio Pea (ragazzo straordinario) che conosceva bene Simoni e poi lo conobbe pure Giammarioli. Lo stesso Giammarioli un giorno mi disse se c'era la possibilità di portarlo a Gubbio ed io risposi: «Che domande sono? Magari fosse, ma non ci credo». Tutto nasce da una telefonata durata quattro ore, dopo che Giammarioli aveva già spianato il terreno. Trovammo l'accordo che non fu economico e lui voleva portare avanti una missione: gli dissi che si sarebbe innamorato di Gubbio e degli eugubini (che sanno trascinarti), e lui è stato esemplare perchè non si tirava mai indietro quando ogni persona lo incontrava. Era diventato uno di noi, tanto per essere espliciti". E l'ex presidente racconta il suo percorso nello specifico: "Il primo periodo non fu roseo, con la Giacomense (nel 2010 ndr) ci fu la svolta: poco prima in hotel a Ferrara mi disse che c'era bisogno di parlare con la squadra, così andai insieme a lui con Giammarioli e Torrente chiudendoci in una sala quaranta minuti prima della partita. Da quel momento è scattata la molla con l'escalation di vittorie verso la promozione ai playoff a San Marino. In serie C1 poi ci fu un approccio drammatico con la cinquina di Cremona, però poi con una squadra giovane facemmo davvero un campionato straordinario giocando un calcio spettacolare. Si creò una mentalità vincente in tutta la struttura, dall'allenatore al direttore, tracciando la strada verso una stagione memorabile. Non avevamo nemmeno le risorse, noi facevamo campionati sempre con somme molto basse. Ma Simoni già aveva predetto tutto contro l'immaginario generale perchè alla presentazione disse: «Non sono a Gubbio per fare la comparsa, ma per vincere». Eppure siamo stati pure capaci di contestarlo alla fine dell'anno della serie B. Voglio dire che al di là della retrocessione, la stagione in serie B non si dimenticherà mai per gli eugubini. Forse potevamo fare il grande salto. Due errori ci furono fatali: la scelta di prendere Mastronunzio a gennaio; mentre in estate dovevamo prendere Maran (e non ci accordammo per una stupidaggine), invece la scelta ricadde su Pecchia (e il vice Porta) ma si rivelò sbagliata. Un peccato perchè con la salvezza si poteva fare un altro tipo di discorso. E vorrei aggiungere...". Prego, dica? "Proprio in questi giorni ho fatto delle considerazioni: sono nel Gubbio da 16 anni, negli ultimi sei anni sono consigliere. Ho avuto momenti molto belli, ma abbiamo combattuto tante battaglie. Non sono mai scappato. Sono sempre lo stesso di quando i tifosi mi chiamarono a casa mia per acquistare il Gubbio, eppure in serie B gli stessi mi insultarono. Eppure si è mantenuta la continuità nel professionismo: ho messo passione, entusiasmo e sacrifici economici. Poi c'è stato un passaggio di consegne nel ruolo di presidente, tanti banditi si erano fatti avanti e invece ho preferito dare tutto a Sauro Notari: autentico eugubino doc altrettanto passionale, tiene molto all'onore della piazza e bisogna dirgli solo grazie per quello che fa: nel suo operato viaggia in autonomia, ma io sono sempre al fianco del presidente".
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25 MAGGIO 2020
Bazzoffia: "Simoni era un secondo padre. Mi voleva la Samp. Giocavamo ad occhi chiusi..."

Come non ricordare il maestro, Gigi Simoni. E come non ricordare che a Gubbio aveva un pupillo. Ci ricordiamo che aveva un debole per Daniele Bazzoffia. L'attaccante umbro lo ricorda così: "Simoni mi aveva visto la prima volta in serie C2 e ha creduto subito in me. Ancora mi ricordo che il primo giorno che arrivò a Gubbio ci fu una amichevole con la Berretti, feci bene la partitella e mi buttò subito nella mischia la domenica seguente (il 1 marzo 2009 ndr) a San Marino dove perdevamo per 2-0 e nella ripresa ribaltammo il risultato sul 3-2. Piano piano rigiocai visto che prima con Beoni avevo avuto poco spazio. L'anno dopo volevo restare ma il diesse dell'Arezzo, era Ceravolo, non mi fece rimanere in rossoblù perchè mi voleva mandare a Catanzaro. Nel 2010 invece ritornai a Gubbio grazie a Simoni e Giammarioli. Che dire Gigi mi stimava molto. Feci una bella annata, a parte l'infortunio, ma devo dire che Simoni e Torrente ci credevano sempre in me. Mi ricordo un aneddoto...". Prego dica? "C'era un periodo che sbagliavo spesso i gol, Simoni mi stimolava di continuo. Mi dava sempre tanti consigli, mi diceva di cercare di piazzarla e di stare tranquillo. Ogni martedì mi aspettava agli allenamenti, non si spiegava come dopo belle progressioni non riuscivo a centrare la porta. Che dire, Gigi ha fatto davvero tanto per me. In serie B mi sono tolto questo peso perchè giocavo più esterno, ero più un assist-man piuttosto che una punta centrale: mi restava più facile e andai benissimo. E lì Simoni mi coccolava per davvero". In che senso? "Ancora ricordo un episodio: in un raduno pre-partita parlava con tutti i calciatori per dire cosa dovevano fare in campo, quando è arrivato il mio turno mi lasciò per ultimo e mi disse davanti a tutti: «Bazzoffia sa già tutto, sta facendo tutto bene e lasciamo stare così». Sono cose che mi sono restate dentro. Mi aiutò in un'altra occasione...". Ovvero? "Mi ritrovai in scadenza di contratto ed io mi confidavo sempre con Simoni: avevo tante richieste dalla serie A, tra le quali dal Chievo, Sampdoria, Catania, pure dal Reading dell'Inghilterra. Lui sapeva anche tranquillizzarti e così restai". Che dire, la sua partita più bella nella serata con vittoria sul Torino per 1-0 dove Bazzoffia fu l'assist-man di Ciofani? "La più bella partita in vita mia, Simoni era in panchina e nessuno pensava che potessimo vincere. Una serata bellissima con una cornice stupenda". Ora, che cosa si sente di dire a Simoni che è volato in cielo? "Persona fantastica, gentile con tutti, sempre parole buone e tanti consigli per ognuno di noi. Era un allenatore, un dirigente, ma soprattutto è stato un secondo padre nello spogliatoio". Ultimamente abbiamo ricordato l'anno della promozione in serie B, tutti dicono che era una famiglia, vero? "Sì, sì. Noi giovani come tanti bambini, i nostri fratelli più grandi erano Farina, Briganti, Sandreani e Boisfer. Come tante brave pecorelle che seguivano i pastori Torrente e Simoni. Che dire, ci ritrovavamo ad occhi chiusi, con una facilità nel giocare e creare mai vista". Ora a Gubbio ci sono di nuovo Giammarioli e Torrente: "E già parti con un diesse e allenatore di rilievo, con loro due si parte avvantaggiati perchè c'è sintonia. Sono un'arma in più e sono sicuro che faranno benissimo. Ma che dire di Juanito Gomez? Ancora vola, attaccante di qualità pazzesca".
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24 MAGGIO 2020
L'ultimo saluto al "maitre a penser" e le sue parole sagge: gentiltecnico fuori dal comune

Maestro, padrone, signore. Un maitre. Ma l'espressione più adatta è maitre a penser. Che tradotto in maniera testuale è il maestro di pensiero. Una persona di grande prestigio che con le sue idee e il suo modo di fare ha esercitato una forte influenza culturale nell'ambiente calcistico. Una guida morale e intellettuale, oltre che un allenatore e un dirigente. Quel volto gentile del calcio italiano. Pure Ronaldo lo ricorda così oggi: "Un direttore d'orchestra, con quel sorriso, con la sua voce sempre calma, con i suoi consigli preziosi". Una vita da protagonista, ma sempre nel rispetto degli avversari e con un forte legame per le società con le quali ha lavorato. Di certo è stato uno degli allenatori più amati, grazie alla sua sensibilità e ai modi gentili, nell'autenticità di porsi nel modo giusto anche nei momenti più difficili. Cose che non si dimenticano. Come non dimenticano i tifosi di Gubbio che allo stadio in sua dedica hanno esposto uno striscione con scritto: «Uomo vero. Umile di vecchi valori. Gigi Simoni sempre nei nostri cuori». D'altronde i suoi risultati sono alla portata di tutti. Gigi Simoni (con la carica dirigenziale da direttore tecnico in rossoblù) ha vinto due campionati, compreso l'approdo impensabile in serie B. Nell'ultima apparizione a Gubbio, nel giugno 2016, disse ai nostri microfoni: "A Gubbio nel nostro piccolo abbiamo fatto ottime cose, abbiamo lavorato bene perchè ci è stato permesso di lavorare bene e i tifosi veramente ci hanno sempre sorretto. Per me resta uno dei momenti della mia carriera più belli. Nel mio lavoro non conta evidenziare le categorie o le squadre. Mi ricordo dell'Inter e della vittoria in Coppa Uefa, ma mi ricordo anche di San Marino dove con il Gubbio si è vinta la serie C2, come ricordo volentieri quando mi trovavo a Carrara o Mantova. Perciò Gubbio è stato un periodo importante per la mia carriera, una realtà vera dove c'è il contatto con la gente e per questo vorrei ringraziare Giammarioli". Ma andando indietro nel tempo abbiamo ritrovato nel nostro archivio news le ultime parole di Simoni, prima di lasciare Gubbio, datate 8 giugno 2012. Disse testualmente: "Qua a Gubbio ho passato degli anni magnifici. Con Giammarioli c'è stato un rapporto splendido: siamo stati sempre assieme. Peccato solo l'ultimo episodio che non deve inficiare il passato perchè Gubbio ha raggiunto vertici mai raggiunti: diciamocelo, la serie B era un sogno. Forse in serie B dovevamo avere un atteggiamento diverso: la crescita non era delineata perchè abbiamo vinto troppo in fretta la Lega Pro. Abbiamo fatto tanti errori ma ha sbagliato anche la società che ha cambiato sei allenatori e poi non siamo stati neanche fortunati durante la stagione. La città di Gubbio mi ha trattato come un principino e mi ha criticato solo quando ho sbagliato. Mi sono affezionato e resterò sempre legato a Gubbio. Statemi tutti bene, qui sono stato bene". Ciao Gigi, grazie di tutto, grazie di cuore.
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22 MAGGIO 2020
Addio a Simoni il gentiluomo. Giammarioli: "Gli devo tutto". Torrente: "Fuoriclasse di uomo"

Ne abbiamo conosciuta di gente perennemente con la puzza sotto il naso, condizionata da una certa irrefrenabile spavalderia, così spocchiosi e presuntuosi. Purtroppo è capitato anche nel nostro piccolo, nella Gubbio Calcio. Invece un giorno abbiamo conosciuto un uomo, con una carriera invidiabile alle spalle, che si è presentato a Gubbio con una semplicità disarmante. Un professionista vero, con tanti risultati ottenuti. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere l'uomo, di una saggezza incredibile, che mai ci saremmo aspettati. Purtroppo è un giorno triste perchè se ne è andato Gigi Simoni, all'età di 81 anni: era stato colto da un ictus lo scorso giugno, ha lottato per mesi, alla fine si è spento, in punta di piedi, nella semplicità che lo ha sempre contraddistinto. Per questo raccontiamo un aneddoto, che ci siamo tenuti dentro il cuore in tutti questi anni. La sua gentilezza era immane anche verso i bambini: un giorno mi trovai allo stadio con mia figlia che aveva appena 4 anni, lui si girò e mi chiese se poteva accompagnarla in campo, così la prese con tenerezza per mano e ci rimase tutto il tempo durante gli allenamenti. Un gesto con una genuinità spontanea: non nego che rimasi colpito. Credo che non ci sia altro da aggiungere. Il Gubbio perde un pezzo di storia. Con Simoni nel ruolo di direttore tecnico, il Gubbio è riuscito a vincere due campionati di fila, portandolo in serie B. Poi nella cadetteria lo stesso Simoni è stato anche allenatore della squadra eugubina e si ricorda ancora la storica vittoria sul Torino per 1-0 con rete di Ciofani. Tanti ricordi, tanti flash. Ma ecco cosa dicono alcuni protagonisti di quella magica avventura con Gigi Simoni. Abbiamo contattato il direttore sportivo Stefano Giammarioli e ci dice: "Lo sanno tutti: gli devo tutto. Il mio rapporto con Gigi non era solo lavorativo, ma esisteva un rapporto umano e personale, familiare e confidenziale. Abbiamo passato tanti anni insieme tra Gubbio e Cremona, mi ci ha portato lui. Per me è stato un onore portarlo a Gubbio, una grande soddisfazione per me e per la città. Almeno la mia città ha potuto conoscere qual è il calcio vero. Pertanto gli devo tutto a livello di professionalità. Mi ha insegnato davvero tanto. Ora mi resta difficile aggiungere altro". L'allenatore Vincenzo Torrente invece ricorda così Simoni, ci dice testualmente: "Un fuoriclasse come uomo. Un giorno triste. Per me è stata davvero una persona speciale. Ha sempre creduto in me come allenatore e mi ha dato pure l'opportunità di allenare nei professionisti. Un uomo dallo spessore umano incredibile, al di là del ruolo di allenatore o di dirigente che ricopriva. Un vero signore. Credo di avergli dato delle belle soddisfazioni, soprattutto a Gubbio. Lui mi disse un giorno che io ero riuscito a farlo emozionare e divertire, e facemmo un qualcosa di straordinario". L'ultima apparizione a Gubbio di Gigi Simoni ci fu nel giugno 2016, una serata speciale, nel Gran Galà del Calcio Eugubino.
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21 MAGGIO 2020
Lakti, il Pescara bussa alla porta della Fiorentina. Serie C, è scontro tra Figc e Lega, ma...

Toc toc. Chi è? Apri la porta. Se il campionato è fermo, non di certo si sono fermate del tutto le idee e le trattative. Cominciano a farsi avanti anche delle proposte. In queste ultime ore c'è interesse verso un nome in forza nei rossoblù. Si tratta del mediano Erald Lakti che, va precisato, si trova a Gubbio con la formula del prestito dalla Fiorentina. Pochi giorni fa sul centrocampista albanese si era interessato il sito Tuttomercatoweb.com quando ha tirato fuori la notizia che il Pescara sta osservando il calciatore viola. Notizia che viene confermata dal portale web Firenzeviola.it e a quanto pare la società adriatica ha bussato veramente alla porta della Fiorentina. Tutto questo si evince dalle parole pronunciate dal direttore tecnico dei pescaresi, Giorgio Repetto, intervistato proprio dal sito viola. Su Lakti, afferma alla precisa domanda: "Non lo conosco molto bene come calciatore. So che c'è un interesse da parte del nostro club nei suoi confronti, ma non lo sto seguendo io". Perciò, che ci sia stato già un approccio è tutto vero, e il Dt dei biancazzurri tuttavia ha aggiunto che c'è un interesse verso un altro calciatore dei viola, ovvero il terzino Gabriele Ferrarini, attualmente in prestito alla Pistoiese. Pertanto ci sono sirene per il giovane Lakti (classe 2000) per un probabile salto di categoria, dopo questa prima esperienza tra i professionisti con il Gubbio in questa stagione, con l'interesse della formazione dei delfini allenata da Nicola Legrottaglie. Intanto tiene banco la polemica dopo il responso del Consiglio Federale che cozza fortemente con il volere della Lega Pro: ormai è scontro aperto tra Gravina e Ghirelli. Stanno volando pure stracci. Ci sono 53 società (su 59) che all'assemblea di Lega Pro avevano votato per lo stop del campionato. Ma a quanto pare, il Consiglio Federale, ha ceduto alle pressioni di otto società di C che hanno inviato delle lettere direttamente alla Figc per far proseguire il campionato. Una situazione che ha creato una spaccatura forte perchè molti presidenti si sentono calpestati da una decisione presa dall'alto che va controcorrente verso una votazione condivisa. Umore che rispecchia quanto detto pure dal patron del Gubbio, Sauro Notari, ai nostri microfoni mercoledì sera (vedi intervista a seguire). Del resto una ripresa comporterebbe problematiche non di poco conto. I contratti in scadenza a giugno verrebbero prolungati fino al 31 agosto (compresi i prestiti) e molte società non vogliono accollarsi un esborso ulteriore. Inoltre c'è un problema logistico sanitario: secondo una stima della Lega, adesso servirebbero 55000 tamponi e 20000 test sierologici per i club di terza divisione. Non si esclude uno sciopero generale. Una forte presa di posizione proviene dai medici di serie C contro la Figc, all'Ansa hanno dichiarato: «Protocollo irricevibile, pronti ad iniziative clamorose». Piccola apertura negli ultimi minuti del presidente Gravina verso la Lega Pro: «Si riprenderà solo se i protocolli saranno attuabili. Altrimenti avanti solo con playoff e playout». Così riporta Tuttomercatoweb.
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20 MAGGIO 2020
Notari: "Al via? Improponibile. La linea condivisa dei presidenti va rispettata. Senza medici..."

Quando si dice che non c'è coerenza. Un paese dove ognuno contraddice l'altro. Il Consiglio Federale, dopo la riunione appena conclusa, ha diramato la decisione di fare riprendere i campionati di serie A e B, ma anche di serie C, da concludere il 20 agosto. Quindi si cerca la regolare prosecuzione dei tornei professionistici. Solo, qualora, la ripresa non sarà possibile, si cambierà format. Ma il presidente della Lega Pro, Ghirelli, fa sapere che conta il parere dell'assemblea dei presidenti di serie C, perciò non è intenzionato a fare ripartire tutto. Regna il caos. Allora, noi, sentiamo il parere del presidente Sauro Notari. Ecco cosa ci dice a riguardo: "Per me una ripresa è improponibile. Sono inoltre convinto che il campionato ufficialmente non riparte. Ognuno può dire ciò che vuole, ma sono dell'idea che non si riprende. Questo è quello che penso io, poi si vedrà". Ma se arrivasse un ordine per tornare a giocare? "Lo ribadisco, sono del parere che non si gioca". É venuto fuori che potrebbe essere modificato pure il mercato estivo e per le società la garanzia fideiussoria sarà di un importo di 350 mila euro, ma lei che ne pensa? "Posso essere d'accordo su tutto, ma c'è un però...". Prego, dica? "Dobbiamo essere tutti d'accordo e si deve proseguire con le dovute precauzioni, con una linea uniforme per tutti. Per andare avanti, compreso il discorso delle fideiussioni, deve esserci condivisione. La decisione va presa da tutti e non da poche persone. Dico questo perchè forse qualcuno non ha capito quale siano le reali problematiche del 95% delle società di serie C. Non mi va davvero che qualcuno metta avanti i propri interessi. Così non si va da nessuna parte. Perciò, il campionato di serie C non può riprendere". In poche parole è d'accordo con il presidente Ghirelli che contraddice Gravina, giusto? "Assolutamente, sono d'accordo con Ghirelli: si è portata avanti una linea in assemblea ed è la stessa linea che ho sempre sostenuto. Perciò è inutile dire che si ricomincia, ci devono essere le basi. C'è stato già un voto e si è votato che non ci sono i presupposti per ricominciare: perciò il 90% delle società pure adesso sono del parere di fermarsi, solo quel 10% vorrà riprendere ma solo per interessi economici e per raggiungere un obiettivo". Il dottor Corbucci, in una nostra intervista, ha precisato che seguire un protocollo così articolato costerebbe ad una società addirittura fino a 400 mila euro: "Appunto, il tutto non è gestibile. Onestamente tutti i medici sono impegnati pure per combattere il coronavirus adesso. Il dottor Corbucci oltretutto ha dichiarato che vuole dimettersi in caso di ripresa in questa fase. Perciò, di conseguenza, mi dicano cosa dovrei fare. Si può andare avanti senza medici? Mi fanno perdere la partita a tavolino? Voglio dire, si ricomincia se è tutto a posto, ma qua non esistono le premesse. Ed io, d'altronde, resto fermo sulla mia posizione. Penso che saremo in tanti come presidenti".
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19 MAGGIO 2020
Bartolucci: "Ancora oggi, parliamo quel linguaggio. Quella squadra costruita in laboratorio..."

Quando si dice che viene riconosciuta l'umiltà nel fare. L'esempio è quello di vedere il terzino destro Giovanni Bartolucci votato nella Top 11 della squadra rossoblù dai tifosi. Ma Giovanni, che ne pensa? "Da non crederci. Un bellissimo regalo. Come miglior terzino della storia del Gubbio. Non so neanche di meritarlo. Questo però significa di aver dato qualcosa alla città, ho dato il meglio della mia carriera calcistica. Probabilmente ha influito di aver giocato con la squadra che poi è finita in serie B. Inoltre si era creato con me un ottimo rapporto con tutto il popolo eugubino". Forse è stata premiata anche la persona: diligente, generosa e mai fuori dalle righe? "Penso di essere stato premiato pure per questo, non lo nego. So che le persone eugubine mi volevano bene non solo per come giocavo ma anche per la persona che ero. Fa piacere". Quella squadra della promozione era forte. Tutti dicono che il segreto era la vostra unità stile familiare, conferma? "Non è un caso che si è fatto un gruppo whatsapp tra di noi". Ci è stato detto dai suoi ex compagni, bello no? "Assolutamente sì. Ma posso aggiungere che lì è venuto fuori di tutto". In altre parole? "Sono venuti fuori tanti post con tutti i gol e le azioni di quella splendida stagione. Curiosamente è venuto fuori il linguaggio che si parlava proprio quell'anno". Ma davvero, a distanza di nove anni? "Sì, vero, e pure adesso ci si ricorda cosa si doveva fare in campo". No, questo è incredibile, come è possibile? "Eppure sì, è tutto vero. Tutti quanti noi che abbiamo vissuto quella esperienza ricordiamo ancora tutto. Pensare che altri calciatori poi hanno giocato in altri palcoscenisci e hanno avuto altri allenatori. Eppure, tutti ancora si ricordano che in quella situazione si doveva fare questo e in un'altra quest'altro. Questa è magia". Beh, qualcosa di inusuale lo è, giusto? "Una magia, lo ribadisco. Ma il merito è stato assolutamente del mister Torrente, in primis, che ha dato tantissimo. Ma credo che noi ci fidavamo talmente tanto del mister che, qualsiasi cosa ci diceva, noi la facevamo: l'ho sentito anche poco tempo fa e glie l'ho detto. Se ci avesse detto di buttarci sotto un ponte, noi eseguivamo l'ordine. Questa è stata la chiave di tutto: c'era un faro guida, una voce dalla quale tutti noi ci fidavamo ciecamente. Mister Torrente ci diceva una cosa e tutto il gruppo compatto era disponibile ad eseguire. Questo succedeva al 120%. La fiducia che riponeva in noi l'allenatore, su tutti, ha fatto il resto. Persone che avevamo fame, eravamo serie, con un obiettivo univoco: livello di professionisti molto alto direi. Questo ci rendeva coesi, al di là che ognuno poteva avere un carattere diverso. Non si vedeva l'ora di andare a mangiare tutti insieme. Con un ambiente sano intorno, staff, addetti ai lavori, società, tifosi e pure voi giornalisti: io mi sentivo tutelato in ogni momento. Il popolo eugubino è verace: mi sentivo a casa, non mi sono mai sentito un estraneo". E il calciatore più forte? "Non è facile scegliere. Lamanna, Gomez, Sandreani (intelligente e tattico), Briganti, dovrei fare una lista infinita. Era la squadra perfetta, sembrava veramente creata in laboratorio".
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18 MAGGIO 2020
Corbucci: "Sport di contatto continuo. Costi e responsabilità, così no. In caso, mi dimetto..."

Tempo di protocolli, tempo di un futuro incerto per la serie C. La pandemia stravolge tutto il palinsesto. Parliamo con il dottore della Gubbio calcio, il professor Giangiacomo Corbucci. Sentiamo innanzitutto cosa pensa di questo protocollo molto contestato, che ne pensa? "In teoria, in linea di massima, il protocollo potrebbe essere valido. Però non è applicabile in Lega Pro". Per una questione di costi o di fattibilità? "Ci rientrano entrambe le questioni. Infatti se qualcuno vuole applicare in maniera corretta il protocollo, come minimo viene a costare da 300 ai 400 mila euro". Davvero, così tanto? "Eh sì è, ma è normale. Vari ritiri, alberghi confiscati per un mese, con l'interessamento di 50 persone tra staff e tutti gli addetti. In aggiunta vanno considerate tutte le analisi e i tamponi da fare. Un lavoro enorme e molto articolato direi. A livello logistico poi per la Lega Pro è impossibile". Perciò solo in serie A può essere percorribile? "Ma non credo per tutte le società. Proprio alcuni giorni fa parlavo con dei conoscenti che lavorano nel Brescia e a quanto pare non c'è intenzione ad aderire a quel protocollo. Adesso infatti si sta pensando di rivisitarlo: potrebbe diventare più accettabile. Però c'è un'altra questione che va affrontata...". In altre parole? "C'è una responsabilità penale del medico. Come si fa a prendersi una responsabilità per un discorso così ampio e articolato del genere. Quando si prende il Covid-19 non è possibile stabilire in quale circostanza un tesserato può essere stato contagiato. Tutto un contesto, aggiungo, che va fuori logica". Perciò è d'accordo di fermare tutto adesso, giusto? "Lo dissi in tempi non sospetti, a febbraio". Ce lo ricordiamo, in una nostra intervista tra l'altro, ma ad oggi qual è il suo giudizio? "Mi ricordo ancora quando dicevano che era una banale influenza. Ma neanche per sogno. Tuttavia è pur vero che al momento il virus si sta per quietare un po', probabilmente ha avuto qualche mutazione. Per questo motivo sembra meno aggressivo. Però è sempre contagioso e quindi si deve andare con calma". Sorge spontanea un'altra domanda: in una situazione di distanziamento, come è possibile un gioco di contatto? "Certo: è un gioco di contatto, dai. Tutti gli sport di contatto sono a rischio. Gli sport individuali si possono anche fare, anche senza pubblico, come il tennis. Ma nel calcio no, sport di contatto stretto e continuo". Ultima domanda, provocatoria. Nel caso in cui arrivasse un ordine dall'alto che si debba concludere il campionato in C, anche tra un mese o più avanti, il dottor Corbucci cosa risponde? "Mi dimetto". Prego, può ripetere? "Assolutamente sì, sono pronto anche a dimettermi dal mio incarico. Ma non sarei il solo. Vedo che il dottore Mazzarella del Trapani già si è dimesso per questo motivo. Ognuno la vede a modo suo. Ma questa è la mia opinione. Per me è una questione anche di etica professionale".
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17 MAGGIO 2020
Focus. Calcio e... quella triste esultanza con il gomito. Il calcio che verrà dopo la pandemia

Come è strano il calcio, ma soprattutto come sarà. Questa pandemia ha cambiato le carte in tavola e per un periodo di tempo non vedremo più quel calcio che tutti hanno ammirato. Un assaggio, un reale assaggio, ci arriva dalla Bundesliga. Il campionato tedesco è ufficialmente ripartito. Con nuove regole è davvero tutto surreale. Allucinante. Basta vedere alcune immagini che ha pubblicato La Gazzetta dello Sport (» vedi tutto). Controllo selettivo e categorico con il termo-scanner prima dell'entrata allo stadio, tutti equipaggiati tassativamente con mascherine, calciatori, ma pure gli steward sugli spalti. Entrata in campo per il pre-riscaldamento con mascherine, pure i cameramen a bordocampo. L'unico momento di respiro quando si entra effettivamente in campo per giocarsi la partita. Ma anche qui, in questa fase, preventivamente, va eseguito un protocollo: vanno sanificate le panchine con uno spruzzino apposito, così come il pallone che viene sterilizzato con cura. Postilla: i pochi giornalisti che occuperanno la sala stampa, tutti muniti di mascherina e distanziati. In panchina, i calciatori seduti distanziati (con un seggiolino vuoto e uno occupato) e coperti (con mascherina). L'incredibile realtà che ci potrebbe aspettare si vede sul rettangolo di gioco. Pochi contrasti, tackle praticamente aboliti, contrasti di gioco che in molti evitano nel limite del possibile. Quando tutti sanno che il bello del calcio è proprio questo: l'agonismo, l'energia di recuperare un pallone, la foga di fare ripartire un'azione, il contrasto aereo o la scivolata che mostrano la caparbietà di un calciatore. Il culmine, al momento di una segnatura: lo sprigionamento dell'esultanza senza abbracci, al massimo ci si sfiora con un gomito e tutti distanziati. Un pegno triste da pagare, questo succede per non fermare un campionato. Per non parlare che si gioca senza spettatori, senza quel cuore pulsante che sprigiona gioia ed emozioni, che è da stimolo per ogni calciatore che entra in campo. In pratica viene a mancare l'essenza del calcio. Questo è il mondo che ci regala ai tempi del Covid-19: viene vietata ogni forma di assembramento, pure in una partita, per quanto complicato va evitato pure in una gara agonistica. Pura fantascienza, a pensarlo solo qualche mese fa. La festa del calcio, finchè la pandemia non si sarà esaurita, deve limitarsi a queste regole feree. Scusate, siamo seri: per noi non è calcio. Giocare nella paura e nel silenzio. Come fa osservare qualcuno, come si fa ad assistere a certe pagliacciate. Innanzitutto le partite senza tifosi sono insignificanti. Oltretutto è inutile evidenziare il fatto delle distanze da rispettare in panchina e poi in campo il pallone lo toccano tutti, tra contrasti e scontri di gioco. In tanti dicono che è una commedia. Non esultare senza abbracci in uno sport di contatto. Tanto vale non giocare, non ha senso. Questo calcio così non ha nulla da dirci. Pertanto è giusto fermare il calcio qui. Tutto rimandato a settembre. Aspettando tempi migliori.
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14 MAGGIO 2020
Pascolini: "Mi manca l'adrenalina sul campo. Lamanna il più forte. Ravaglia e pure Zanellati..."

Da un paio di giorni stiamo parlando di portieri. Con chi di meglio possiamo parlarne? Precisamente con Giovanni Pascolini, il preparatore dei portieri, da venti stagioni in rossoblù (con 660 gettoni, un vero record). Partiamo da Eugenio Lamanna, è il portiere più forte allenato, si può dire? "Non è un caso che è finito a giocare in serie A con il Genoa. Questo vuol dire qualcosa. Quindi sì, confermo. Fare il nome di Lamanna oggi può sembrare semplice: ho lavorato con tanti giovani che mi hanno lasciato qualcosa (come Vecchini, Zandrini, Volpe e tanti altri). Ma Eugenio è stato l'apice e ha avuto un grande pregio: con la sua calma, con la sua freddezza e la sua intelligenza è riuscito a calcare grandi palcoscenici". In questi giorni si è parlato di quel biennio favoloso con l'approdo in serie B, tutti raccontano che era come una famiglia, ma era proprio così? "Sicuramente, era così. C'era un gruppo che lavorava, quando parlo di gruppo intendo proprio tutti, dal magazziniere all'allenatore. Tutti con lo stesso intento, con la società che ha supportato questo gruppo. Ragazzi che sapevano cosa fare. L'unità di spogliatoio ha saputo sopperire anche le difficoltà". E in molti ricordano l'apporto di Torrente, è stato fondamentale: è così? "Con Vincenzo, oltre che un rapporto professionale, esiste un legame di profonda amicizia che ci lega. Lo stimo perchè è una persona squisita, non è valida ma stra-valida: se viene messo nelle condizioni di lavorare, può dare molto. Specialmente con una logica di costruzione". Perciò, l'idea di vedere confermati Torrente e Giammarioli per la prossima stagione può essere plausibile? "Penso che spetta alla società dare le linee guida calcistiche in tal senso. Perciò spetta a loro dare le indicazioni del caso". Tornando ai portieri. L'altro giorno ha parlato Federico Ravaglia, un giudizio su di lui? "Ma vorrei fare una premessa. Parlo di Ravaglia ma pure di Zanellati. Inizialmente c'è stato un ballottaggio, posso aggiungere che sono due portieri che a me piacciono tanto. Nel senso che è un piacere poterci lavorare, riescono a capire quando ti proponi, perciò li reputo due titolari. Ma nel calcio ne gioca uno solo. Se un domani Ravaglia dovesse fare carriera andando altrove (con il Bologna in A), vi assicuro che io punterei tutto su Zanellati: entrambi sono validi tecnicamente, tatticamente e potenzialmente. Sono cresciuti tanto, mi hanno dato soddisfazioni". Poi Ravaglia ha parlato che Gomez e Coda hanno portato esperienza e qualità, è così? "Assolutamente sì. Coda lo conoscevo dai tempi di Parma. Con Gomez invece non metto una mano, ma le metto tutte e due sul fuoco: è un ragazzo straordinario e intelligente, averlo conosciuto e averlo ritrovato è stato eccezionale: è sempre umile, al top fa sempre la differenza". Questo momento di lockdown come lo vive? "Il calcio mi manca. Mi manca il contatto con lo staff, con i calciatori, con lo staff sanitario, con i magazzinieri, con tutti. Manca l'adrenalina del campo. Ma la situazione a livello sanitario non è stata rosea e in prospettiva non è molto chiara. Mi trovo d'accordo per lo stop al campionato. La salute delle vite umane c'è di mezzo, perciò tutto il resto passa in secondo piano. Oltretutto il protocollo è difficoltoso da seguire, anche i medici di serie A si pongono forti dubbi, figuriamoci in serie C con dei costi tra l'altro improponibili".
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28 gennaio 2012:
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